Ci sono viaggi che si pianificano nei dettagli e altri che prendono forma strada facendo.
L’Indonesia, soprattutto se la si attraversa in dieci giorni, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Questo itinerario non nasce dall’idea di vedere tutto. È un racconto di viaggio che segue il tempo, gli spostamenti, gli imprevisti e i momenti di attesa. Dieci giorni in Indonesia non bastano per comprenderla, ma sono sufficienti per entrare nel suo ritmo.
Il risultato è un itinerario in Indonesia di 10 giorni che può essere seguito, adattato o semplicemente letto. Un tour dell’Indonesia di 10 giorni che mette al centro l’esperienza, la qualità più che la quantità.
Video del viaggio in Indonesia di circa 10 giorni
Mappa del viaggio: Itinerario in Indonesia di 10 giorni. Jakarta, Yogyakarta, Bali
Giorno 0 – Il viaggio prima del viaggio
Il viaggio in Indonesia inizia nel modo peggiore possibile: non sull’aereo, ma in coda sull’autostrada a causa di un grosso incidente che ci fa perdere il volo. Non il miglior modo di iniziare.
Dopo una notte passata in aeroporto e la prenotazione di un nuovo volo, il viaggio riparte il giorno successivo. I giorni di ferie sono pochi, l’itinerario è stato organizzato all’ultimo minuto. Non c’è margine per altri imprevisti.
Giorno 1 – Dall’Europa al Sud-est asiatico
Dopo oltre 24 ore di attesa ci imbarchiamo finalmente su un volo Etihad diretto ad Abu Dhabi. Al gate scopriamo, senza averlo mai richiesto, un upgrade in Business Class. Finalmente una gioia.
Abbassiamo subito il livello di entusiasmo: un problema tecnico costringe la compagnia a sostituire l’aereo. Ulteriori ore di attesa, poi un nuovo imbarco. Il volo si fa comunque, ed è il primo vero momento di tregua.
Giorno 2 – Jakarta: primo contatto
L’atterraggio a Sumatra avviene in tarda mattinata con un forte ritardo. Non c’è tempo per uscire dall’aeroporto e visitare qualcosa (cosa che avevamo in programma di fare essendoci ampio margine tra i voli, se fossimo arrivati in orario), ma abbiamo abbastanza tempo per attivare una SIM locale: un dettaglio pratico che ci farà davvero comodo durante il viaggio.
Dopo qualche ora ci imbarchiamo sul terzo aereo, un volo Garuda che ci porta a Jakarta. Finalmente iniziamo a percorrere il nostro itinerario che ci porterà ad esplorare l’Indonesia in circa 10 giorni. Arriviamo la sera tardi e sappiamo che il modo più economico e migliore di spostarsi è usando Grab o Gojek, due app paragonabili a Uber.
Fuori dall’aeroporto c’è una bolgia di persone che, come noi, cercano di capire come spostarsi, aspettano taxi, contrattano, scaricano e maledicono app. Alla fine prenotiamo un trasnfer con Grab. Non capiamo come ma l’autista riesce a trovarci senza scendere dall’auto tra le decine di persone sul marciapiede.
In quel momento ci rendiamo conto che forse non capiremo proprio tutto quello che ci succede attorno ma alla fine in questa gran confusione, le cose in qualche modo funzionano.
Il primo impatto è immediato: traffico, confusione, movimento continuo. Jakarta non è una città turistica e non prova nemmeno a sembrarlo.
Pernottiamo in un hotel quattro stelle che, a prezzi europei, non avremmo mai considerato. Qui costa meno di 30 euro a notte. È uno dei primi segnali di quanto l’Indonesia ribalti i riferimenti abituali.
Giorno 3 – Jakarta: il luogo meno turistico del viaggio
Ci svegliamo di buon ora, facciamo l’unica colazione con elementi pseudo-occidentali di tutto il viaggio e usciamo alla scoperta di Jakarta.
Passeggiamo nel centro storico, siamo visibilmente diversi da tutti gli altri. Nella piazza principale veniamo fermati da scolaresche che ci chiedono di rispondere a domande in inglese con tanto di microfoni, accompagnati dalle maestre. Alla fine ci chiedono una foto insieme. È un momento semplice, ma significativo e autentico.
Jakarta mostra un’Indonesia reale, non patinata. Le difficili condizioni igieniche convivono con una sorprendente serenità quotidiana. Visitiamo la Moschea Istiqlal, la più grande del Sud-est asiatico; la visita è gratuita e guidata. Se non hai mai avuto modo di visitare una moschea ti consiglio di fare questa esperienza, anche perché a Jakarta non è che ci sia poi così tanto da fare.


Proviamo anche a visitare il Monumen Nasional o Monas, l’obelisco che commemora l’indipendenza indonesiana. Sarebbe stato bello vedere la città dall’alto, purtroppo però la la fila per salire in cima è di oltre tre ore e rinunciamo, purtroppo il tempo che abbiamo deciso di dedicare a Jakarta deve essere limitato. A viaggio concluso confermo che è stata una buona idea.
Passiamo dall’hotel a recuperare gli zaini e ci dirigiamo alla stazione dei treni Gambir, da dove prendiamo il treno per Yogyakarta.
Purtroppo prendiamo il treno nel pomeriggio e dopo meno di un’ora la luce fuori è talmente poca che non riusciamo a gustarci i paesaggi. Questo trasferimento in treno è conosciuto proprio per i paesaggi verdeggianti indonesiani, che purtroppo per noi abbiamo attraversato al buio, quindi se hai in mente di fare questo spostamento in treno, cerca di prenotarlo durante la giornata. È vero, sono tante ore perse, ma dovrebbe valerne assolutamente la pena dal punto di vista del panorama.
Giorno 4 Yogyakarta
A Yogyakarta abbiamo passato 3 notti (inizialmente ne avevamo pianificate 2, ma i dintorni della città sono talmente belli e ricchi di attrazioni da vedere che abbiamo esteso la nostra visita).
Qui abbiamo scelto un hotel semplice, economico e con tantissimo verde. Il concetto di esterno ed interno in Indonesia non è come da noi. I giardini interni sono considerati parte delle strutture. Per andare alla reception o alla zona delle colazioni, si passa molto frequentemente da aree verdi che fanno parte della struttura.
Yogyakarta è considerata il cuore spirituale dell’Indonesia. Qui convivono Islam, Buddhismo, Induismo, Cristianesimo e forme di misticismo locale. La città è più piccola di Jakarta, ma altrettanto caotica.
Nonostante il disordine apparente, c’è una costante: in nessun momento, nemmeno di notte, ci sentiamo insicuri.
Passiamo una giornata intera in giro per il centro, visitando il Taman Sari (Palazzo d’Acqua), un giardino anticamente a disposizione del sultano, e gironzolando per le vie principali del centro, dedicandoci a visitare i vari negozietti e semplicemente godendoci il luogo.
Il Taman Sari non ci è sembrato granché. Lo visiti perché è una delle attrazioni chiave del centro, se non la principale, ma non aspettarti granché. Se hai già visitato Yogyakarta, facci sapere nei commenti se siete d’accordo con noi.
Giorno 5 – Il vulcano Merapi e il tempio di Prambanan
Rientriamo in hotel abbastanza presto, abbiamo prenotato un’escursione che parte alle 2 di notte.
Durante la serata inizia una pioggia monsonica, tanto da farci contattare le guide dell’escursione che ci dicono che se vogliamo cancellare o rimandare possiamo farlo, ma ci consigliano semplicemente di essere fiduciosi.
La giornata inizia presto: l’escursione notturna, dopo averci prelevato presso l’hotel e portati in una foresta letteralmente in mezzo al nulla, ci porta a salire oltre 1700 gradini per osservare la colata lavica del vulcano Merapi. La guida aveva ragione. Alle 2 di notte la pioggia è solo un ricordo e durante tutta l’escursione troveremo a malapena un po’ di fanghiglia.
Durante il tragitto tra l’hotel e la montagna ci rendiamo conto che stiamo andando, con due perfetti sconosciuti, nella loro auto, in una foresta indonesiana alle pendici di un vulcano, su una strada dove per 15 minuti non incontriamo, letteralmente, nessuno. La cosa è un po’ in quietante a pensarci bene, ma sono due ragazzi giovani con tanta voglia di fare, la prenotazione l’abbiamo fatta tramite GetYourGuide, alla fine ci convinciamo che non c’è motivo di preoccuparci e ci godiamo l’esperienza.
La salita avviene nel buio totale, con le torce. Dai minareti della città arrivano i canti dei muezzin. Il panorama notturno su Yogyakarta è ampio e, con i canti dei muezzin, davvero particolare.

La lava, visibile solo a tratti, e il rumore dell’eruzione accompagnano l’attesa dell’alba. Vedere il sole sorgere davanti a un vulcano attivo, dalla giungla, è uno dei momenti più intensi e indimenticabili del viaggio.
Clicca qui per prenotare l’escursione che abbiamo fatto.


Rientriamo in città accompagnati dalle nostre guide di prima mattina, facciamo colazione e chiamiamo un driver con Grab per andare al complesso di templi di Prambanan. Un complesso induista costruito tra l’VIII e il IX secolo. La visita è affascinante, ci troviamo di fronte a quelle strutture che abbiamo visto in vari documentari. Adesso però siamo dall’altra parte del mondo e sono davanti a noi, e fa una differenza enorme.

Attenzione, questi templi, così come anche Borobudur non sono visitabili completamente il lunedì, ma è permesso solo accedere alla parte bassa, senza accedere al basamento principale dei templi. Dati i nostri tempi ristretti ce lo siamo fatti andare bene ed è risultata comunque una visita affascinante.
Ecco alcune opzioni per visitare Prambanan:
Giorno 6 – Borobudur e trasferimento a Bali
Il giorno seguente visitiamo Borobudur, il più grande tempio buddista al mondo.
La visita dura circa un’ora, sotto il sole diretto senza un momento di tregua. Il percorso è guidato e segue i bassorilievi che raccontano la vita buddhista.

Nella parte alta del tempio invece troviamo 72 statue di Buddha, racchiuse nelle stupa, che non sono altro che delle massicce campane di pietra con delle aperture dalle quali si vedono le statue di Buddha.


Dopo Borobudur, tornare a Yogyakarta sarebbe stata una grossa perdita di tempo, quindi avevamo concordato con il nostro driver, organizzato dall’hotel, di farci portare direttamente all’aeroporto di Yogyakarta, che si trova sulla costa.
Con un volo Lion Air raggiungiamo Bali. I voli interni sono economici, circa 50-60€ e altri 10€ per il bagaglio in stiva, ma essenziali per comprimere le distanze. Abbiamo raggiunto la tappa finale del nostro itinerario in indonesia, ma ci muoveremo parecchio sull’isola di Bali.
All’arrivo, due ore di auto per raggiungere Ubud. Il traffico a Denpasar è costante, imprevedibile, peggio che sull’isola di Java.
Ubud è il centro spirituale di Bali. Pernottiamo in un homestay gestito da una famiglia locale. Nel giardino, ogni giorno, vengono accesi incensi davanti al tempietto domestico. L’anziana signora di casa se ne occupava ogni giorno.

A Ubud vedrete che davanti ad ogni casa e ad ogni attività commerciale ogni giorno vengono fatte offerte (i canang sari, cestini di foglie di banano e fiori) per rignraziare gli dei e ingraziarsi gli spiriti benigni e maligni.
Giorno 7 – Ubud e dintorni: Monkey Forest, Giungla, Risaie di Tegallalang, Piantagione di Caffè
Prima di arrivare a Ubud abbiamo prenotato un tour di un giorno che include le visite alle varie attività nei dintorni di Ubud.
La nostra perplessità era che cercare di concentrare così tante cose in un solo giorno non ci permettesse di gustarcele davvero o rischiasse di sminuirne la bellezza, rovinando l’esperienza con la solita fretta con cui siamo abituati ad affrontare la vita in occidente.
Siamo rimasti sorpresi dal fatto che non sia stato affatto così. Le attrazioni del tour sono tutte nelle immediate vicinanze di Ubud, le visite sono state rilassate e molto piacevoli, anche grazie all’ottima guida che abbiamo incontrato.
Ti invitiamo a guardare il video per farti un’idea delle varie esperienze.
Abbiamo iniziato andando a visitare la monkey forest, dove abbiamo trovato una celebrazione speciale che avviene raramente con una parte di foresta addobbata a festa e musicisti che suonavano melodie tipicamente balinesi. La foresta era praticamente chiusa per questa celebrazione, ma siamo comunque riusciti a interagire con le varie scimmie che si aggiravano sul muro di confine della foresta.

Non sono aggressive come si trova scritto su alcuni siti o recensioni: all’ingresso del parco ti danno addirittura dei pezzetti di frutta da dare alle scimmie. Basta attenersi al comportamento che indica di seguire la guida e l’interazione con le scimmie non sarà problematica (ammetto di essere stato abbastanza teso prima di farlo, ma non ce n’era motivo).
Dopo siamo andati a visitare una cascata e a fare una piccola escursione nella giungla, prima di procedere verso le famosissime risaie a terrazzamenti di Tegallalang. Onestamente uno degli spettacoli più belli che si possano immaginare.

Le abbiamo fotografate ed esplorate prima di dirigerci verso la seguente attrazione, una piantagione di caffè dove abbiamo anche fatto una degustazione di una quindicina di tipologie diverse di tè e caffè.
Infine ci dirigiamo verso il tempio di Tirta Empul, dove avviene il rito di purificazione che facciamo anche noi, prima facendo la nostra offerta e poi facendo il bagno nelle due vasche e seguendo il rito di pregare e immergere la testa sotto i getti d’acqua, seguendo le rigide istruzioni della nostra guida.

La sera assistiamo a uno spettacolo di danza balinese, poco distante dal nostro alloggio.
Giorno 8 – Da Ubud a Kuta Beach, Denpasar
Il giorno seguente ci spostiamo a Kuta Beach, una zona costiera di Denpasar particolarmente nota tra gli occidentali che si trasferiscono qui. Molti fanno kite surfing. La densità di occidentali è davvero rilevante.
Abbiamo scelto questa zona per vari motivi: c’è una spiaggia molto lunga, è molto vicina all’aeroporto e dati i continui imbottigliamenti nel traffico, abbiamo scelto qualcosa che ci permettesse di non perdere il volo di ritorno.
Arrivati all’albergo, che ha una bellissima piscina centrale in mezzo alla struttura, lasciamo le nostre cose e ci dirigiamo sul lungomare. Passiamo il pomeriggio sulla spiaggia ma non è proprio bella come ci saremmo aspettati.
Viene portata via continuamente dall’oceano, infatti i venditori di bibite hanno predisposto delle sedie sotto gli ombrelloni al livello della strada, non sulla spiaggia.
Questo ci convince ulteriormente ad andare a visitare spiagge più lontane nei giorni seguenti, anche se implica passare ore in macchina ogni giorno.
Sarebbe un peccato essere a Bali e vedere soltanto una spiaggia. A maggior ragione una che non è nemmeno un granché.
Giorno 9 – Spiagge di Bali: Spiaggia Pandawa e Padang Padang
Ci facciamo portare sulla costa sud orientale della penisola di Bukit, anche comunemente chiamata penisola di Uluwatu dato che è il paese più conosciuto di questa penisola. Il tragitto è di circa 25 km ma richiede comunque un’ora. Una volta arrivati esploriamo un po’ la zona prima di trovare una spiaggia vera e propria, che si trova a qualche centinaio di metri dall’ingresso principale di Pandawa.


Qua decidiamo di prendere un paio di lettini e l’ombrellone, anche se solitamente preferiamo solo il telo sulla sabbia. Dopo uno scambio in cui le uniche parole del signore anziano che li affittava sono state “fifty thousand”, paghiamo questi 2,5€ e otteniamo due lettini per tutto il giorno.
Ogni tentativo di interazione è stato vano. “Two beds”, “all day?”, “just the morning”. Niente ha sortito altre parole se non “fifty thousand”, probabilmente tutto l’inglese che serve al signore per gestire il suo business a Bali… cose che ti fanno seriamente mettere in dubbio le tue scelte di vita.
Nel pomeriggio ci spostiamo sulla costa ovest della penisola, alla famosa spiaggia di Padang Padang dove concludiamo la giornata prima di rientrare a Denpasar.




Le serate passano velocemente, tra piatti di cucina tipica balinese o indonesiana e passeggiate per le vie centrali di Kuta.
Giorno 10 – Spiagge di Bali: Nusa Dua e Dreamland
L’ultimo giorno vero di relax è arrivato. Ci avventuriamo nuovamente alla scoperta di spiagge nella penisola di Uluwatu, iniziando da Nusa Dua, sulla costa orientale.
Questa per noi è stata la più bella di tutte. Si trova all’interno di un’area ad ingresso ristretto, una sorta di zona sotto il controllo esclusivo di grandi resort dei più celebri brand del settore hospitality, ma l’accesso è permesso a tutti. Per arrivarci si attraversano grandi appezzamenti di verde che sembrano continui campi da golf. Alla fine arriviamo su queste spiagge che si trovano in un paio di grandi insenature.
Silenzio, acqua pulita e calma, sabbia fine e praticmente nessuno in spiaggia. Su una spiaggia lunga 3-400 metri un solo ristorante/bar con poltrone sulla spiaggia dove puoi sederti gratuitamente, paghi solo le eventuali consumazioni.




Passiamo una mattinata splendida, sole pieno, relax e zero affollamento. Dopo aver pranzato vista mare al ristorantino a due passi dalla sabbia, decidiamo di cambiare zona per dirigerci verso l’ultima tappa della nostra esplorazione della penisola di Bukit, la famosa spiaggia Dreamland.
Qui troviamo un posto affascinante, con molti surfisti e un’atmosfera molto rilassata. Si tova sulla costa ovest e concludiamo qui la nostra vacanza, aspettando il tramonto che da qui è molto bello.
Certo, a pochi metri dal mare c’è il fiume che arriva proprio a Dreamland che è coperto di spazzatura. Difficile ignorarlo e non pensare che questo è un po’ lo specchio di Bali, chiaramente non in grado di gestire l’afflusso di turisti e persone che hanno deciso di trasferirsi qui a vivere, determinando difficoltà nella gestione della spazzatura, incremento dei prezzi e un traffico davvero impensabile anche in centri abitati assolutamente minori come Ubud.




Giorno 11 – Rientro in Italia
L’ultimo giorno abbiamo solo un po’ di tempo per gironzolare per il centro di Kuta, comprare qualcosa da riportare a casa. Fatto questo, complice la pioggia che non accenna a placarsi, ci dirigiamo in aeroporto dove poco dopo prenderemo un volo Qatar che ci riporterà in Italia.
Considerazioni finali sul viaggio in Indonesia
Questo itinerario in Indonesia di circa 10 giorni non è stato pianificato nei minimi dettagli ed è stato stravolto da un giorno abbondante di ritardo all’inizio, oltre che da decisioni prese sul posto come quella di stare un giorno in più nella zona di Yogyakarta.
Una cosa che forse avremmo fatto diversamente è la scelta di dove dormire a Denpasar. Niente da dire in merito all’hotel, ma visto il traffico e visto che le spiagge che abbiamo deciso di visitare sono tutte nella penisola di Bukit, forse sarebbe stato meglio scegliere una sistemazione a sud dell’aeroporto o direttamente sulla penisola (attenzione però perché i prezzi si alzano).
Inoltre siamo andati a cavallo di Ottobre e Novembre, il periodo limite per un viaggio in Indonesia dato che è proprio il momento in cui inizia la stagione delle piogge e, tutto sommato, siamo stati molto fortunati perché il meteo è stato in gran parte buono.
Alla fine l’Indonesia è un posto che impone i suoi ritmi; per quanto si possa pianificare, poi ci si rende conto che le tempistiche che avevamo in mente spesso vengono completamente modificate dalla realtà che si trova sul posto. Ma va bene così ed è la parte bella del viaggio, con logiche diverse dalle nostre occidentali, alla fine tutto funziona e ci si abitua velocemente alla rilassatezza che pervade gli abitanti dell’Indonesia.
